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	<title>povertà Archivi - MAIS Odv</title>
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		<title>Come un aquilone: l&#8217;esperienza del Servizio Civile di Marta in Brasile</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 09:38:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi chiamo Marta, sono romagnolissima e ho venticinque anni. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1949"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="img-responsive wp-image-1949 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18.jpg" alt="18" width="326" height="245" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18.jpg 960w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18-300x225.jpg 300w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18-768x576.jpg 768w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18-195x146.jpg 195w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18-50x38.jpg 50w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/18-100x75.jpg 100w" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" /></a>Mi chiamo Marta, sono romagnolissima e ho venticinque anni.<br />
<strong>La venticinquesima candelina l’ho spenta in Brasile, in una delle più dimesse e trascurate periferie dello stato di Rio, dove vivo e lavoro da settembre svolgendo Servizio Civile all&#8217;interno del Cesc Project.</strong><br />
Per la prima volta in occasione di questo compleanno mi sono sentita come quando di anni ne avevo quattro. Da un lato avrei solo voluto essere a casa mia e stare aggrappata ai miei genitori e ai miei amici modello koala, ma al tempo stesso mi sentivo gli occhi e i pensieri pesanti di una persona adulta, una che i venticinque li ha passati da un pezzo.<br />
Da quando mi trovo qui è sempre tutto molto contrastante e contraddittorio, come il Brasile stesso. Un paese immenso e mai pienamente sondabile, ma che palesa alla svelta i suoi paradossi: ovunque scrivono <em>Jesus te amo</em> e poi ucciderebbero per rubarti l’orologio di plastica.</p>
<p><strong>Tutti i giorni da dove mi lascia l’autobus, mi faccio quattro km a piedi sotto un caldo infernale che nemmeno Dante saprebbe descriverlo</strong>, il tutto per arrivare nell’Associazione in cui lavoro. Si tratta dell’<strong>Associazione Culturale Nino Miraldi</strong>, partner brasiliano di <strong>MAIS Onlus</strong>: un centro culturale che attraverso corsi come danza, muai thay, sostegno scolastico, preparazione ai concorsi e quant’altro, si propone di dare alla comunità un’occasione di incontro e spunti culturali sempre nuovi e totalmente gratuiti.<br />
<a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1950"><img decoding="async" class="img-responsive wp-image-1950 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1.jpg" alt="1" width="330" height="248" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1.jpg 960w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1-300x225.jpg 300w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1-768x576.jpg 768w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1-195x146.jpg 195w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1-50x38.jpg 50w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/1-100x75.jpg 100w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></p>
<p>Per quanto riguarda la mia parte, mi occupo soprattutto dell’insegnamento della lingua italiana per adolescenti e adulti e della lingua inglese per bambini dai quattro agli undici anni. Ho<strong> inoltre attivato un microprogetto di arte pensato appositamente per questo contesto totalmente noncurante dell’ecologia</strong>, basato sull’uso di materiali di riciclo. Da un lato vengono impiegati nella costruzione di strumenti musicali, per valorizzare la peculiare ritmicità che accompagna da sempre questi territori, mentre dall&#8217;altro vengono impiegati nella “ricostruzione” di opere famose di artisti internazionali, così da stimolare anche un occhio più critico rispetto alla geografia (qui cinque bambini su dieci pensano che l’Italia sia in Brasile).</p>
<p><strong>E poi ci sono i bambini, con le loro storie e i loro modi a tratti disarmanti.</strong> Come quel bambino che mi ha chiesto come prima cosa se nel mio paese c&#8217;era molta gente con le pistole. O come quella classe che rimase sconvolta per come cancello velocemente la lavagna e che, interrogati sul proprio animale domestico preferito risposero in gran parte “il ratto”. Alle volte mi riempiono di così tante attenzioni da farmi quasi sentire in colpa.</p>
<p><strong><a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1952"><img decoding="async" class="img-responsive wp-image-1952 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5.jpg" alt="5" width="318" height="238" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5.jpg 960w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5-300x224.jpg 300w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5-768x574.jpg 768w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5-195x146.jpg 195w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5-50x37.jpg 50w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/5-100x75.jpg 100w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a>La cosa che mi emoziona di più è vederli giocare con gli aquiloni. Passi per strade in cui trovi solo immondizia e noncuranza a palate, ma poi vedi quei nasini marroni rivolti verso il cielo e tantissimi aquiloni.</strong> Il filo degli aquiloni è vitreo, ergo ben pericoloso, eppure la vedo sempre come una cosa estremamente poetica, che <strong>in qualche modo ridona loro quella purezza e voglia di volare alto che troppo spesso gli viene tolta.</strong></p>
<p>Qui mi chiamano tutti professora, ma io cosa sono in realtà?<br />
Ho una laurea in lettere moderne, per cui per dirla come va detta ho passato gli ultimi anni a leggere tantissimo. Ma anche ad allontanarmi sempre di più dalla realtà e dalla concretezza quotidiana, passando per il triste scotto per cui prendi trenta all’esame di letteratura ma poi basta una multa sul tram e vai in tilt.</p>
<p><strong>E la teoria e la pratica sembrano davvero diverse.</strong><br />
<strong>Per esempio ora, stando alla teoria, dovrei essere circondata da samba e caipirinha, ma stando alla pratica vedo solo cavalli che mangiano immondizia per strada e bambini che a dieci anni non sanno nemmeno scrivere il proprio nome.</strong><br />
Purtroppo o per fortuna però, qui nella Baixada Fluminense la teoria ha vita breve, perché <strong>fin da subito sei catapultata in una realtà talmente forte e diversa che non sa cosa farsene dei tuoi titoli e sottotitoli</strong>, per cui tu diventi tutto: una da prendere in giro per come parla il portoghese, un’amica, una sorella, una maestra, uno stimolo e un animale strano da indagare.<a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1960"><img loading="lazy" decoding="async" class="img-responsive wp-image-1960 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis.jpg" alt="maisonlus_marta_ serviziocivile_brasile 1" width="349" height="196" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis.jpg 960w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis-300x169.jpg 300w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis-768x432.jpg 768w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis-260x146.jpg 260w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis-50x28.jpg 50w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/04/14bis-133x75.jpg 133w" sizes="auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Le carenze culturali ed affettive sono talmente disarmanti che diventa un’urgenza immediata donarsi totalmente alle persone della comunità. <strong>Tuttavia è fondamentale tenere sempre i piedi ben appoggiati a terra. Perché per quanto tu ci metta il cuore, non cambierai il mondo in un anno.</strong> Anzi, i bambini sono talmente indisciplinati e poco volenterosi che se a fine giornata sei riuscita a fargli colorare un cuore e una farfalla, puoi già sentirti una discreta eroina.</p>
<p>Allora perché non torno a casa se è così dura?<br />
La ragazza che lavorava con me è tornata in Italia e non nego che io stessa ho avuto più volte questo pensiero. <strong>Spesso la sensazione è che qualunque sforzo, per quanto grandissimo, sia vano</strong> e soprattutto che non valga la pena vivere col terrore di essere derubate e assalite dal lunedì al venerdì, per lavorare in un contesto in cui spesso non si è nemmeno accettate. <strong>Eppure quando raccolgo rotoli di carta igienica e i resti degli aquiloni che trovo per strada e insieme ai bambini li faccio diventare un mirliton, beh, io quella samba che avrei dovuto in teoria trovare, la sento anche nella pratica. E questo mi basta.</strong></p>
<p><em>a cura di Marta Tofi, in Servizio Civile Internazionale presso il progetto Centro Culturale Brasile</em></p>
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		<title>L&#8217;arte della trasformazione: altre due lettere dal Sudafrica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 10:50:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mabyalwa e Tshilobo. Entrambi di Johannesburg e con un passato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mabyalwa</strong> e <strong>Tshilobo</strong>. Entrambi di Johannesburg e con un passato difficile. Entrambi sostegni a distanza del MAIS Onlus. Mabyalwa stringe tra le braccia il piccolo Ofenste, mentre Thsilobo lo vedi sfoderare un sorriso di quelli contagiosi.<br />
La loro è una storia che viene da lontano e che racconta di migrazione. <strong>Al giorno d&#8217;oggi siamo talmente assuefatti alle notizie sul tema, da dimenticarci che quello di migrare non è solo un diritto delle persone di vivere un&#8217;esistenza migliore.</strong> Rappresenta infatti un comportamento innato dell&#8217;essere umano che, da millenni, si sposta per cercare di sopravvivere, di essere felice. Già, di essere felice, o per lo meno di trovare un posto più adatto per la propria vita su questa Terra.</p>
<p><a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1758"><img loading="lazy" decoding="async" class="img-responsive  wp-image-1758 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-665x1024.jpg" alt="Mabyalwa 1" width="247" height="380" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-665x1024.jpg 665w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-195x300.jpg 195w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-768x1183.jpg 768w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-95x146.jpg 95w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-32x50.jpg 32w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1-49x75.jpg 49w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Mabyalwa-1.jpg 779w" sizes="auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>La famiglia di Mabyalwa veniva dalla provincia del Limpopo, una meravigliosa zona rurale nel nord del Paese. <strong>Si è trasferita nella grande metropoli di Johannesburg in cerca di fortuna, perché non di sola bellezza si vive.</strong><br />
Quella di Tshilobo di famiglia, invece, scappava dal Congo e dalle guerre civili che hanno provocato la morte di centinaia di migliaia di persone e la fuga di altrettante. Tra queste, c&#8217;era una donna che ha attraversato metà Africa con nove figli al seguito per arrivare nella periferia di Johannesburg.</p>
<p><strong>Erano i primi anni &#8217;90 e il Sudafrica di Nelson Mandela si apprestava a riscrivere la storia del proprio Paese dopo decenni di segregazione razziale.</strong> Johannesburg diventava una megalopoli in continua espansione, la terza in tutta l&#8217;Africa per numero di abitanti. Accogliendo alla buona un fiume di persone in cerca di un&#8217;alternativa ai tanti motivi che li hanno spinti lontano dalle proprie case.</p>
<p><em>È molto piccola e molto dolce</em>, si legge nella scheda anagrafica di Mabyalwa. Assomiglia alla scheda di tanti ragazzi che sosteniamo. In tutte emerge la fragilità che li accompagna nel loro trascorso.<br />
<strong>C&#8217;è tanta dolcezza nella storia di questi ragazzi.</strong> <em>Spero che la vita ti stia trattando bene dall&#8217;altra parte del mondo</em>, scriveva ad esempio Mabyalwa in una letterina inviata ai sostenitori. E in un&#8217;altra, <em>sono completamente presa dai miei studi e sto curando la mia vita sociale, per raggiungere ciò che voglio e realizzare i miei sogni</em>.<br />
Mabyalwa è cresciuta con la nonna: non ha mai conosciuto suo padre e sua madre, affetta da disturbi psichici, non era in grado di badare a lei. A sette anni è andata a scuola per la prima volta ma avendo delle grosse lacune ha dovuto ricominciare dal <em>grade 0</em>, quello che per noi è l&#8217;asilo. Dunque, ricominciare: è ripartita senza perdersi d&#8217;animo e ha continuato con la stessa determinazione. Anche quando a nove anni ha perso la nonna in un incidente stradale ed è rimasta senza nessuno che si prendesse cura di lei.<br />
<strong>Così nel 1999 Mabyalwa è stata accolta nella Casa Sudafrica del MAIS Onlus a Johannesburg</strong>, la Saint Christopher&#8217;s. Da allora, circondata da persone che le volevano bene, ha iniziato un lungo cammino di successi, scandito dalla corrispondenza che inviava ai sostenitori. Nel 2005 è stata in Italia per conoscerli. Un soggiorno tra Roma e Napoli, un&#8217;esperienza che lei stessa descriverà <em>come una delle cose più belle mai successe in vita mia</em>. Quattro anni più tardi studiava Gestione del Turismo all&#8217;università di Johannesburg, godendosi <em>ogni singolo istante di quel momento</em>.</p>
<p><a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1760"><img loading="lazy" decoding="async" class="img-responsive  wp-image-1760 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-699x1024.jpg" alt="Tshilobo milambwe" width="236" height="346" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-699x1024.jpg 699w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-205x300.jpg 205w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-768x1125.jpg 768w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-100x146.jpg 100w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-34x50.jpg 34w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1-51x75.jpg 51w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/Tshilobo-milambwe-1.jpg 819w" sizes="auto, (max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a><strong>C&#8217;è un filo diretto che lega la storia di questi due ragazzi, il loro vissuto e il desiderio di cambiare il proprio destino. Voglia di farcela insomma, nonostante tutte le avversità.</strong><br />
Così è stato per Tshilobo, costretto a vivere in un mini appartamento con i suoi fratelli e altre tre famiglie di rifugiati. Giocava spesso a pallone, per dare quattro calci ai problemi e rincorrere i suoi sogni. Tshilobo non ha mai conosciuto il padre: è stato arrestato in Congo ed è morto mentre stava dilagando la piaga della guerra civile.<br />
Alle volte la vita sembra accanirsi senza cattiveria. <strong>Quello che però sconvolge, in tutta questa storia, non è la sofferenza in sé ma la capacità di un essere umano di trasformarla in qualcosa di bello. È una roba che ti commuove.</strong> Come per Tshilobo, che ha passato la frontiera a piedi portando con sé il ricordo di quell&#8217;evento traumatico. Tshilobo che ama l&#8217;arte e lo sport e si diverte a<em> svegliarsi tutti i giorni per andare a scuola</em>.</p>
<p>C&#8217;è una forte reciprocità nella logica del sostegno a distanza. Una spinta verso l&#8217;altro da parte del sostenitore che quasi sempre termina con il restituire a qualcun altro quanto di buono si è ricevuto. <strong>Si creano cioè esseri umani che guardano ad altri esseri umani con fiducia. S&#8217;innescano circoli virtuosi e si trasformano le piccole e grandi sofferenze di ciascuno in opportunità di farne qualcosa di grandioso, di bello.</strong><br />
Certo, non va sempre così. Ci sono molti ragazzi che si perdono lungo la strada, ad esempio. Anche perché per quanto uno si possa sforzare di cambiare il destino delle persone, alle volte la vita segue direzioni impreviste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa.jpg" class="group2" rel="gallery" rel="attachment wp-att-1751"><img loading="lazy" decoding="async" class="img-responsive  wp-image-1751 alignleft" src="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa.jpg" alt="racheku mmabyalwa" width="252" height="312" srcset="https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa.jpg 459w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa-243x300.jpg 243w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa-118x146.jpg 118w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa-40x50.jpg 40w, https://www.maisodv.org/wp-content/uploads/2016/02/racheku-mmabyalwa-61x75.jpg 61w" sizes="auto, (max-width: 252px) 100vw, 252px" /></a><strong>Si dice che il segreto della felicità risieda nello smettere d&#8217;interrogarsi sul perché delle cose che accadono e iniziare a chiedersi dove ci possano portare di bello.</strong><br />
Oggi Mabyalwa ha un buon lavoro, ad esempio, e sta sperimentando la gioia della maternità. Una gioia immensa e fragile, piena di novità e soddisfazioni ma anche di fatiche.<br />
<em>La maternità è un viaggio pazzesco pieno di notti insonni. Alle volte chiedo a Dio perché Ofenste non sia arrivato assieme a un manuale d&#8217;istruzione, spesso piange e non riesco davvero a capirne la causa, scrive nell&#8217;ultima lettera inviata ai suoi ex sostenitori. E aggiunge, il Signore ha benedetto la mia vita con dei genitori premurosi e affettuosi come voi. Prometto di rappresentare lo stesso modello di comportamento che siete stati per me e non vedo l&#8217;ora che diventi un po&#8217; più grande per fare tante cose assieme.</em><br />
<strong>Tshilobo invece ha scoperto una passione travolgente che da&#8217; forma e colore alle proprie giornate.</strong> Ha iniziato a guadagnare, motivo per cui ha deciso di chiedere l&#8217;interruzione del sostegno. Per permettere a qualcun altro più bisognoso di usufruire della sua borsa. Scrive,<em> sono stato davvero fortunato perché mi si è presentata un’opportunità con un&#8217;agenzia immobiliare che mi ha dato un po&#8217; di libertà economica. Per questo credo sarebbe ingiusto continuare a ricevere il vostro sostegno. Infatti adesso sto svolgendo uno stage con loro e dipenderà solo da me se riuscirò a diventare un agente immobiliare, che ho scoperto essere la mia passione.</em></p>
<p>Quando capitano sotto mano due lettere come queste, viene da riflettere. Pensi all&#8217;energia travolgente di Tshilobo, o alla dolcezza e fragilità della piccola Mabyalwa, che sognava di lavorare nel turismo ed è riuscita a realizzare il proprio desiderio,<strong> trasformando la propria vita in qualcosa che non solo valga la pena di essere vissuto, ma anche raccontato.</strong></p>
<p>Altre due lettere dai nostri sostegni andati a buon fine. Altre belle storie da raccontare con un pizzico di orgoglio e tanta voglia di andare avanti. Perché quando si scrivono pagine così, viene solo voglia di non fermarsi più.</p>
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